Lo sapevate che ogni volta che fate click sul “Mi piace” di una pagina di Facebook questa informazione viene usata per creare un vostro profilo che verrà venduto a chi vuole inviarvi inserzioni pubblicitarie?
Lo sapevate che non è consentito caricare immagini e video di persone che non vi abbiano autorizzato esplicitamente, né su Youtube, né su Facebook, né altrove su Internet, e che se lo fate il soggetto della foto può denunciarvi?
Lo sapevate che i minori di 13 anni non possono usare Facebook?
Lo sapevate che siete responsabili civilmente e penalmente di ogni cosa scrivete su Internet?
Lo sapevate che esiste una funzionalità di Google (disattivabile) che memorizza ogni ricerca che fate sul suo motore?
Lo sapevate che c’è una pagina di Google in cui vengono riassunte le cose che Google sa di voi?
Lo sapevate che Google sa un sacco di cose di voi, e Facebook anche?
Lo sapevate che in Europa i proprietari dei nostri dati restiamo noi, mentre negli Stati Uniti sono le aziende che li hanno raccolti?
Lo sapevate che (quasi) tutti i servizi Internet che consideriamo gratuiti in realtà non lo sono, perché semplicemente vengono pagati con i nostri dati e le nostre abitudini?
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Se già eravate a conoscenza di tutte queste cose molto bene. Magari siete degli addetti ai lavori e ne sapete ancora di più.
Ma di quanti possiamo dire lo stesso tra coloro che semplicemente usano Facebook e Youtube e Gmail e qualsiasi altro servizio Internet?
La puntata di ieri sera di Report (“Il prodotto sei tu“) trattava questi argomenti e lo faceva in un’ora e quindici minuti in cui hanno cercato di far passare un messaggio: attenzione, quello che sembra gratis non lo è ed è meglio esserne consapevoli.
Alcuni dei cosiddetti esperti di social network, o web 2.0 o non so come come si definiscono oggi, si sono risentiti. Hanno scritto post indignati sui propri blog, articoli istantanei sul sito dell’Unità, lettere aperte a Milena Gabanelli, accuse di aver mancato l’occasione e di aver fatto “terrorismo psicologico”, inviato centinaia di messaggi su Twitter e commenti su Friendfeed.
Poi ci sono, immancabili, quelli con il solito atteggiamento blasé di chi la sa lunga: “se non vi piace come i socialnetwork trattano i vostri dati andate all’oratorio! mica Facebook ve l’ha ordinato il dottore”, salvo non spiegare chi dovrebbe informare le persone normali come vengono trattati quei dati visto che il servizio di Report non va bene; “da dove nasce la convinzione che facebook, google e ci. siano enti benefici?”, dice la “web e communication strategist”, ma forse bisognerebbe ricordarsi che c’è gente che fa l’idraulico, l’impiegato, il pizzaiolo, lo studente, e anche loro usano Internet; “il trattamento della privacy in questo bar non mi piace: tutti vedono che sono qui, e anche la mia faccia”, “Ah, siamo ancora al punto di “oddio, Facebook sa tutto di te”? Lo sa anche Google. Lo sa anche il tuo provider. Torna a usare il piccione.”. E vabbè.
(Il mio preferito comunque è quello che su Twitter dice “Tutti parlano di #report. Ma perché avete ancora la tv a casa?”. Non ho il coraggio di rispondergli che c’è la puntata sul sito della Rai già da ieri sera – è comunque in buona compagnia)
E poi quelli che non hanno visto la puntata ma ci tengono a esprimere il proprio sdegno.
Tutti per dire una sola cosa: il servizio era pieno di falsità, manipolato, così non va, chissà cosa combinano quando non siamo esperti (?) dell’argomento trattato.
Non uno degli interventi che ho letto contiene un esempio di cosa errata detta nel servizio. L’accusa più circostanziata è quella di aver fatto una “marmellata”. Ok, hanno trattato molti argomenti, social network, privacy, pirateria, censura, wikileaks. Ma gli errori dove sono? Cosa è stato detto di sbagliato? Che cosa non corrisponde a verità? Non si sa.
E’ possibile avere qualche contestazione nel merito, possibilmente con tanto di esposizione corretta dei fatti? Non sembrerebbe.
Avrebbero dovuto diffondere la “cultura digitale”, qualsiasi cosa significhi?
Avrebbero dovuto spiegare come si usa Facebook o Google o qualsiasi altra cosa, chessò, tipo videocorso (però è una trasmissione giornalistica).
Ma la più bella è sicuramente la reiterata critica di non aver fatto vedere anche il lato bello della medaglia, pardon, dei social network.
Tale e quale la pretesa di Tremonti di elogiare la manovra finanziaria per equilibrare i lati negativi raccontati in un servizio di qualche mese fa. Sempre da Report.
[Update @17:13] M.Fisk ha scritto un articolo sul suo blog in cui dice più o meno le stesse cose che espresse in questo post. Menomale.







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