Xmarks, il servizio di sincronizzazione dei bookmark (e molto altro), chiuderà il 10 Gennaio 2011.

Ne dà l’annuncio Xmarks stessa con un post sul blog in cui viene ripercorsa la storia del servizio, e dell’azienda, fin dal suo inizio nel 2006.
Xmarks nacque come estensione per Firefox con il nome di Foxmarks. Vennero poi creati client per tutti i principali browser: a oggi le principali funzionalità sono disponibili per Firefox, Safari, Chrome, Internet Explorer. Esiste un’applicazione per iPhone e prima di questo annuncio era in sviluppo quella per Android, ora interrotto.
Oltre ai bookmark si può sincronizzare la cronologia del browser e anche le password di accesso ai siti: una comoda opzione per chi non soffre di eccessiva paranoia.
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Il servizio è usato da oltre due milioni di utenti. L’azienda ha cercato in questi anni un modo per dare valore alla base dati rappresentata dai segnalibri di tutti i suoi utenti. Diversi tentativi di creare un motore di ricerca, che però non hanno portato a un vero e proprio modello di business sostenibile.
La cosa davvero curiosa è che mai in tutto questo tempo Xmarks ha cambiato la sua filosofia di servizio gratuito (“free as in free beer”). Una scelta che tra le ragioni annovera anche i risultati di una ricerca di mercato che avrebbe indicato come molto basso il numero degli utenti davvero disponibili a pagare per un servizio che viene fornito anche da altri, gratuitamente. Firefox e Chrome, per esempio, implementano nelle ultime versioni la sincronizzazione dei bookmarks tra diverse installazioni. Sono infatti due tra le alternative proposte da Xmarks stessa per il dopo chiusura.
Quello che però nessun servizio esistente fornisce è la sincronizzazione cross-browser e cross-platform. Aggiungere o modificare un segnalibro su Internet Explorer per Windows e trovarlo uguale su Safari per Mac e Firefox per Linux è di grande comodità.
Le migliaia di commenti al post di confermano una diffusa disponibilità a pagare un abbonamento annuale in ragione proprio di questa caratteristica. Le cifre proposte vanno dai 5 ai 60 dollari l’anno.
La reazione degli utilizzatori appare entusiasmante, sebbene forse stia palesando quegli utenti già rilevati da quella famigerata ricerca di mercato che li aveva misurati insufficienti.
Alla Xmarks stanno riflettendo su come procedere in questi poco più di 90 giorni che mancano alla chiusura: potrebbero rilasciare sotto una licenza opensource qualche client e/o il server. Hanno aperto anche una pagina in cui accettano proposte di business che si riservano di valutare.
In ogni caso garantiscono di non vendere ad alcuno i dati di cui sono in possesso: il 10 gennaio i dischi saranno cancellati irrimediabilmente e con loro un servizio apprezzato da oltre due milioni di persone.










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