Ti avevo comprato la “Tosca”, una bella registrazione di quasi cinquant’anni fa del Teatro della Scala, con la Callas.
Ma non mi hai dato il tempo di fartela ascoltare mentre dormivi del sonno della morfina.
Ho 34 anni, quante esperienze, frasi, aneddoti insieme ci saranno da ricordare? Eppure nella mia testa ci sono solo gli ultimi cinque giorni. Quelli iniziati quando sono tornato a Firenze di corsa e in autostrada pensavo persino di non arrivare in tempo. Quelli in cui ti ho sollevato per farti stare più comodo per quanto possibile, ti ho convinto a bere un sorso d’acqua in più, ti ho spalmato la crema idratante sulle labbra screpolate, ti ho letto un capitolo del libro che ti avevo regalato per Natale, ti ho messo un film e guardato guardarlo.
Ti ho imboccato anche: e si vedeva che ti sforzavi di mangiare più che altro per far piacere a me e alla mamma, che ogni boccone per te era una tortura.
Ogni ora che passava ti sgretolavi piano ma inesorabilmente. Vomitavi di continuo nonostante non mangiassi. Tossivi. Facevi fatica a respirare. Non dormivi decentemente da tanto tempo e avevi le allucinazioni. Sognavi, da sveglio, di mangiare.
Sognavi di mangiare. E’ stato penoso vederti fare il gesto di portare la roba alla bocca. Non sei mai stato un mangione, ma ti piaceva e lo facevi di gusto. E quel maledetto cancro proprio allo stomaco ti ha tolto quel piccolo piacere.
Ho sofferto in quei cinque giorni. La cosa più triste era vedere che eri consapevole di non avere più speranza. Vedere che bramavi la fine. Ma ho cercato di non fartene accorgere. Di farmi vedere sempre sereno e tranquillo.
Ripenso di continuo a quei giorni, per pensare ad altri mi devo sforzare, e non mi viene neanche.
Eppure li ricordo come giorni belli. Sembra ridicolo e forse lo è, ma nonostante la tristezza e la pena e il dolore che mi cresceva dentro, e che ancora è tutta lì, li ricordo così. Belli.
Persino le ultime ore, quelle in cui mi hai detto che volevi essere sedato, che non avevi paura. E’ l’ultima cosa che mi hai detto.
E ricordo come bello anche l’ultimo momento, quando hai smesso di respirare, ti tenevo la mano e ti sussurravo che potevi andare, di stare tranquillo, di non aver paura. E che ci saremmo rivisti.
Sono venti giorni che ho in mente queste parole. Tra le lacrime, ho trovato solo oggi la forza di scriverle.
Ciao Babbo. Saresti stato un bravissimo nonno.
Ciao Spider, sono commosso dalla pienezza e delicatezza con cui hai descritto e per prima vissuto questi momenti.
Non ci sentiamo da tempo ma ti sono vicino.
ciao
Ale
Ciao Spider… ho saputo solo ieri di tuo babbo, mi dispiace non averlo letto in tempo anche su FB.
Hai scritto delle bellissime parole che in certo senso ricalcano i pensieri che ho ed ho avuto quando purtroppo è successo a me.
Ti sono vicino.
Runner
commosso da tanta delicatezza, ti sono vicino.