Era il 1° Marzo scorso quando acquistavo il mio primo Apple: un MacBook Pro modello base. Erano usciti da una settimana i modelli nuovi, approfittai quindi dell’offerta di Mediaworld che aveva ribassato di 400 euro il prezzo delle rimanenze.
L’approccio è stato graduale, senza troppa convinzione ma con molto entusiasmo. Per più di un mese l’ho usato solo a casa, mentre a lavoro ho continuato ad utilizzare un portatile Dell Latitude 131L, un notebook entry-level molto economico ma completo.
Durante questo periodo di prova per il Mac, ho preso confidenza con l’interfaccia e provato a utilizzare le periferiche che avevo. L’ho collegato via DVI al bellissimo monitor Samsung che mi ero preso a inizio anno, ho impostato una partizione di un hard-disk esterno per funzionare con Time Machine, ho usato tastiera e mouse che avevo, ho configurato le reti wireless di casa a Milano e a Firenze. Per uno che è cresciuto sul DOS e ha usato per anni Windows e Linux, la cosa più ostica è stata prendere la mano con le scorciatoie da tastiera e con il tasto destro mancante sul touchpad.
Quando ho iniziato a cercare il tasto command anche sul PC, ho capito che era giunto il momento: avrei potuto usarlo anche a lavoro.
Dopo due mesi di utilizzo è giunto il momento di fare qualche considerazione. Da qui in poi, senza alcuna periodicità, affronterò vari aspetti di questa splendida macchina.







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